Potevamo essere Rapone: una storia di un Millennial sui Millennial

Una cosa ho imparato in questi anni: un buon libro non basta, ma deve incontrare le persone giuste, al momento giusto.

Ogni tanto uso questo spazio per segnalarti le storie in cui credo davvero,

Non quelle che fanno rumore per una settimana, ma quelle che ti restano addosso.

Quella di cui voglio parlarti oggi è “Potevamo essere Rapone”, e arriva nel momento giusto.

Con “Due Spicci” di Zerocalcare su Netflix si è infatti tornati a parlare parecchio della generazione Millennial.

Ed è esattamente di questo che parla il libro.

Mette su carta l’immaginario di chi è nato negli anni ’80 ed è cresciuto negli anni ’90: una generazione che oggi si avvia verso la mezza età dopo una sfilza di sfighe che la metà sarebbe bastata.

Se ne fai parte, rischi di ritrovartici dentro più di quanto vorresti.

È la seconda opera di Francesco Berni, un autore di cui ho curato la promozione sia di questo libro sia di quello del suo esordio: “Oberdan si lamentava“.

Ma non tocca a me convincerti: da qui in poi lascio la parola a lui.


di Francesco Berni

Cosa significa essere Millennial nel profondo

Millennial, ti senti da sempre inadeguato e non capisci come mai?

Ecco il libro che ti spiega il perché…

“Potevamo essere Rapone” non è un romanzo, non è un saggio, ma è una storia.

La storia di tutti noi, la storia di chi, tutto a un tratto, è diventato vecchio senza diventare mai grande.

All’alba dei quaranta ci si interroga su chi siamo diventati.

I Millennial, tra cinismo e nostalgia, fronteggiano un mondo in cui il rassicurante ciclo della vita pare essere svanito.

Le prospettive di un futuro radioso si sono smarrite, demolite prima ancora che un’intera generazione abbia potuto effettivamente scendere in campo sul terreno di gioco dei “grandi”.

Come Millennial abbiamo dovuto affrontare delle sfighe inimmaginabili, dall’11 settembre fino al Covid, un periodo in cui tutto il sistema di valori con il quale eravamo cresciuti negli anni ‘90 fu demolito mattone dopo mattone.

Abbiamo fatto tutto quello che ci avevano detto di fare.

Peccato che fosse sbagliato. E a pagarne le conseguenze siamo stati noi.

C’è chi è stato travolto, c’è chi si è rifugiato in se stesso, in pochi hanno cercato una risposta collettiva e addirittura c’è chi è riuscito a riprodursi.

Ma tutti abbiamo rischiato di cadere nell’autocommiserazione, nella negazione degli orrori a cui continuiamo a essere sottoposti e nel rifiuto di diventare grandi.

Ieri sopravvivevamo nel post-laurea tra stage e precarietà, oggi invece tutt’a un tratto siamo già vecchi, come se il nostro tempo non fosse mai sbocciato.

Siamo già sfioriti, probabilmente, ma dobbiamo avere ancora il tempo per una speranza collettiva.

Questo libro è per te che hai realizzato che i tuoi fallimenti non sono le conseguenze di tue mancanze personali, ma la conseguenza di problemi strutturali e sistemici.

Ma comunque non va meglio.

Come raccontare chi sono (quasi) tutti i millennial

Un libretto di 75 pagine può aiutarti a uscire da questo loop di incazzatura, delusione e rabbia repressa?

Sì, può farlo! 

Permettimi di elencare i motivi per cui dovresti leggere “Potevamo essere Rapone”:

  • grazie a questo libro, ripercorrerai tutto l’immaginario degli anni ‘90 (dai cartoni animati che amavi, al campionato più bello del mondo)
  • questo libro è un cazzotto ben assestato come quelli di Ken il Guerriero, una pastasciuttata collettiva tra amici, una sessione di psicoterapia di gruppo
  • rivivrai la tragedia di aver perso la bussola dei tuoi cardini valoriali, ma ti darà una nuova speranza sul mondo che non finisce, arrivati a quarant’anni
  • un libro potentissimo che dà nome ai tuoi pensieri, un modo per depurare i pozzi avvelenati dalle generazioni precedenti
  • un libro che “sveglia, scuote, frastaglia, punge, disarma e costringe a guardarsi senza il filtro della nostalgia anestetica anni ‘90”
  • un libro che vuole ridare dignità ai tuoi sogni spezzati dagli eventi, dalle crisi e dal tempo che passa
  • un libro ignorato dagli addetti ai lavori perché scritto da uno estraneo ai soliti noti e agli amici degli amici
  • un libro scorrevole, agile, veloce ma possente. Solo un’ora e mezza di lettura che però ti resta dentro per tutta una vita!

Se non lo leggi ti perderai un viaggio generazionale, una seduta spirituale e un modo nuovo per guardarsi dentro e perdonarsi per peccati mai commessi.

Questo secondo libro di Francesco Berni, dopo l’esordio “stracult” di “Oberdan si lamentava” ha già raccolto pareri positivi.

Se vuoi acquistarlo, ti consiglio di acquistarlo direttamente tramite questo link. 

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